Riconoscere che in ultima analisi niente fa la differenza è qualcosa di sconvolgente: ma se uno va oltre e diventa per principio un santo, un cinico o un suicida, vuol dire che non ha portato a termine il ragionamento. La verità è che niente fa differenza, compresa quella stessa verità. La domanda di Amleto è assolutamente priva di significato.

John Barth, L'opera galleggiante. 

 

 

Una luce radente spianava il mare e lo sollevava nelle insenature; anche al largo esso si alzava sino a cozzare contro il cielo. Un altro mare, d'ombra, scendeva dalle catene rocciose. Martine stava appoggiata a un masso, al margine delle sue terrazze. L'ora viola l'avvolgeva, l'ora della nostalgia tra quei due mari.

Francesco Biamonti, L'angelo di Avrigue

 

 

Da che agreste ballata della verde Inghilterra, da quale miniatura persiana, da quale arcana regione delle notti e dei giorni che il nostro ieri racchiude, venne la cerva bianca che stamani sognai? Durò solo un secondo. La vidi attraversare il prato e perdersi nell'oro di un meriggio illusorio. Lieve creatura fatta un po' di memoria e un po' d'oblio, cerva a un solo lato. I numi che reggono questo curioso mondo m'hanno permesso di sognarti, non d'esserti padrone: forse a una svolta del futuro profondo ti incontrerò di nuovo, bianca cerva del sogno. Sono anch'io un lucido sogno che dura poco più di quel sogno del prato e del candore.

Jorge Luis Borges, Libro di sogni

 

 

Un sensibile miglioramento nella cucina dei ristoranti americani è opera meritoria (l'unica) dei gangster mafiosi, gente che ha sempre dato alla tavola grande importanza: e a tavola, infatti, ne sono morti ammazzati molti. Joe Cipolla (profetico nome), che arrivato in America dalla Sicilia nel 1903 è stato cuoco di tre generazioni di capi, don, big shots, pezzi da novanta, cacciocolle, grease balls e uomini d'onore, ha riunito in un suo libretto, The Mafia Cookbook, il meglio della sua esperienza, dal pollo alla Valachi, ai piccioni alla lupara, alla caponata di Al Capone...

Aldo Buzzi, L'uovo alla kok

 

 

Il mare è appena increspato e piccole onde battono sulla riva sabbiosa. Il signor Palomar è in piedi sulla riva e guarda un'onda. Non che egli sia assorto nella contemplazione delle onde. Non è assorto perché sa bene quello che fa: vuole guardare un'onda e la guarda. Non sta contemplando, perché per la contemplazione ci vuole un temperamento adatto, uno stato d'animo adatto e un concorso di circostanze esterne adatto: e per quanto il signor Palomar non abbia nulla contro la contemplazione in linea di principio, tuttavia nessuna di quelle tre condizioni si verifica per lui. Infine non sono 'le onde' che lui intende guardare, ma un'onda singola e basta: volendo evitare le sensazioni vaghe, egli si prefigge per ogni suo atto un oggetto limitato e preciso.

Italo Calvino, Palomar 

 

 

Vi è solamente un problema filosofico veramente serio: quello del suicidio. Giudicare se la vita valga o non valga la pena di essere vissuta è rispondere al quesito fondamentale della filosofia. Il resto - se il mondo abbia tre dimensioni o se lo spirito abbia nove o dodici categorie - viene dopo. Questi sono giochi: prima bisogna rispondere.

Albert Camus, Il mito di Sisifo

 

 

Il mio più lontano ricordo è intinto di rosso. In braccio a una ragazza esco da una porta, davanti a me il pavimento è rosso e sulla sinistra scende una scala pure rossa. Di fronte a noi, sul nostro stesso piano, si apre una porta e ne esce un uomo sorridente che mi si fa incontro con fare gentile. Mi viene molto vicino, si ferma e mi dice: 'Tira fuori la lingua!' Io tiro fuori la lingua, lui affonda una mano in tasca, ne estrae un coltellino a serramanico, lo apre e con la lama mi sfiora la lingua. Dice: 'Adesso gli tagliamo la lingua'. Io non oso ritirarla, l'uomo si fa sempre più vicino, ora toccherà la lingua con la lama. All'ultimo momento ritira la lama e dice: 'Oggi no, domani'. Richiude il coltellino con un colpo secco e se lo infila in tasca.

Elias Canetti, La lingua salvata

 

 

 

Un giorno alcuni scrittori maltrattati e mai pubblicati diedero vita ad una cooperativa scrittori che aveva come articolo primo di pubblicare gli scritti di scrittori maltrattati e non pubblicati, e ciò per dimostrare che spesso si maltrattano e non si pubblicano dei capolavori, ad esempio i loro, che furono infatti pubblicati per primi. La cooperativa scrittori contava cinque scrittori cui se ne aggiunsero molti parimenti maltrattati e rifiutati a priori dalle case editrici. Ogni scrittore nuovo pagava una quota di partecipazione alla cooperativa che corrispondeva alle spese di stampa e tiratura del libro. Capitò che dei critici considerati incapaci dalle riviste di critica, ma a loro dire finissimi e non allineati, si riunissero dando vita ad una rivista di critica, la quale si voleva specializzare in scrittori maltrattati e tenuti ai margini, che avessero scritto in realtà capolavori non ancora scoperti.

Ermanno Cavazzoni, Gli scrittori inutili

 

 

'In un borgo della Mancha', il cui nome non mi viene a mente, non molto tempo fa viveva un cavaliere di quelli con lancia nella rastrelliera, un vecchio scudo, un ronzino magro e un levriero corridore. Un piatto più di vacca che di castrato, un tritato di carne fredda in insalata tutte le sere, frittata coi cioccioli il sabato, lenticchie il venerdì, qualche piccioncino in sovrappiù la domenica, consumavano tre quarti della rendita. Il resto se ne andava tra un mantello di fino panno nero, calzoni di velluto per i giorni festivi, con sovrascarpe della stessa stoffa, e un vestito di lana greggia della migliore per tutti i giorni. Aveva in casa una governante che passava i quarant'anni, una nipote che non arrivava ai venti e un garzone per i lavori della campagna e della spesa, capace tanto di sellare il ronzino quanto di maneggiare la roncola. L'età del nostro gentiluomo rasentava i cinquant'anni; era di complessione robusta, asciutto di corpo, magro di viso, molto mattiniero e amante della caccia. Si afferma che avesse il soprannome di Quijada o Quesada (c'è una certa discordanza tra gli scrittori che trattano di ciò), sebbene si possa arguire, in base a plausibili congetture, che si chiamasse Quijana. Ma questo interessa poco il nostro racconto: l'importante è che nella narrazione non ci si allontani minimamente dalla verità.

Miguel de Cervantes Saavedra, Don Chisciotte della Mancha 

 

 

Perché scrivo questo? Non posseggo idee chiare, e neppure posseggo delle idee. Ci sono dei brandelli, degli impulsi, dei blocchi, e tutto cerca una forma, allora entra nel gioco il ritmo e io scrivo entro quel ritmo, scrivo tramite esso, mosso da esso e non da ciò che è detto il pensiero e che crea la prosa, letteraria o altro. C'è innanzi tutto uno stato di confusione, che può unicamente definirsi nella parola; da quella penombra io parto, e se ciò che voglio dire (se ciò che vuole dirsi) possiede sufficiente forza, immediatamente ha inizio lo swing, un dondolio ritmico che mi trae in superficie, illumina tutto, coniuga quella materia confusa e colui che che la patisce ad una terza istanza chiara e come fatale: la frase, il periodo, la pagina, il capitolo, il libro. Quel dondolio, quello swing in cui si va informando la materia confusa, è per me l'unica certezza della sua necessità, perché appena cessa comprendo che non ho più nulla ormai da dire. Ed è anche l'unica ricompensa al mio lavoro; sentire che ciò che ho scritto è come la schiena di un gatto alla carezza, con scintille e arcuarsi cadenzato. Così per la scrittura sotto il vulcano, mi avvicino alle Madri, mi collego con il Centro -qualsiasi cosa esso sia. Scrivere è disegnare il mio mandala e nello stesso tempo percorrerlo, inventare la purificazione purificandosi; compito da povero sciamano bianco con mutande di nylon.

Julio Cortàzar, Rayuela

 

 

Guido, i' vorrei che tu e Lapo ed io
fossimo presi per incantamento,
e messi in un vasel ch'ad ogni vento
per mare andasse al voler vostro e mio,

sì che fortuna od altro tempo rio
non ci potesse dare impedimento,
anzi, vivendo sempre in un talento,
di stare insieme crescesse 'l disio.

E monna Vanna e monna Lagia poi
con quella ch'è sul numer de le trenta
con noi ponesse il buono incantatore:

e quivi ragionar sempre d'amore,
e ciascuna di lor fosse contenta,
sì come i' credo che saremmo noi.

Dante Alighieri, Rime

 

 

Per trent'anni della mia vita ho lavorato con grande passione, ho scritto tutti i giorni, bevendo molta acqua e facendo pipì di conseguenza, ciò che mi ha assicurato un'ottima funzionalità renale. Sono stato felice, veramente felice, anche nei momenti  più terribili, quando senti che un libro ti abbandona, o ti caccia via, e tu sei così triste che tutto sembra uguale a tutto, e perfino decidere un capoverso è difficile, e poi il mattino dopo il libro ti riprende con sé e tu non ti rendi nemmeno conto di cosa sia successo. Credo di non attribuirmi grande merito se mi sembra di aver attraversato la scrittura in tutte le sue forme, nei modi che potevo. Oggi ne sono uscito fuori, con altrettanta felicità.

Daniele Del Giudice, Atlante occidentale 

 

 

'Quando ti viene una nostalgia, non è mancanza, è presenza, è una visita, arrivano persone, paesi, da lontano e ti tengono un poco di compagnia'. Allora don Rafaniè, le volte che  mi viene il pensiero di una mancanza la devo chiamare presenza? 'Giusto, così ad ogni mancanza dai il benvenuto, le fai un'accoglienza'.

Erri De Luca, Montedidio

 

 

Accidenti! Vedo che, finalmente, riesco a sembrare a qualcuno, un personaggio da romanzo! Pensate a che punto, quindi, devo esser grato alla defunta Màrfa Petròvna, per aver raccontato a vostra sorella tante cose misteriose sul mio conto.

Fedor Michailovic Dostoevskij, Delitto e castigo

 

 

'Non ho mai dubitato della verità dei segni, Adso, sono la sola cosa di cui l'uomo dispone per orientarsi nel mondo. Ciò che io non ho capito è stata la relazione tra i segni. Sono arrivato a Jorge attraverso uno schema apocalittico che sembrava reggere tutti i delitti, eppure era casuale. Sono arrivato a Jorge cercando un autore di tutti i crimini e abbiamo scoperto che ogni crimine aveva in fondo un autore diverso, oppure nessuno. Sono arrivato a Jorge inseguendo il disegno di una mente perversa e raziocinante, e non v'era alcun disegno, ovvero Jorge stesso era stato sopraffatto dal proprio disegno iniziale e dopo era iniziata una catena di cause, e di concause, e di cause in contraddizione tra loro, che avevano proceduto per conto proprio, creando relazioni che non dipendevano da alcun disegno. Dove sta tutta la mia saggezza? Mi sono comportato da ostinato, inseguendo una parvenza di ordine, quando dovevo sapere bene che non vi è un ordine nell'universo.

Umberto Eco, Il nome della rosa

 

 

'Ho conosciuto una'ebrea di Gerusalemme che in una bettola, nell'avara luce di una lucerna fumosa, su un logoro tappeto, danzava levando le braccia e agitandole a far risuonare i cembrali. Le reni inarcate, la testa rovesciata e come tirata dal peso della sua folta chioma rossa, gli occhi annegati di voluttà, ardente e languente, flessuosa, avrebbe fatto impallidire d'invidia Cleopatra stessa. Amavo le sue danze barbare, il suo canto un po' rauco e insieme dolce, il suo odore d'incenso, il suo vivere trasognato. La seguivo dovunque. Mi confondevo alla vile ciurmaglia dei soldati, dei saltimbanchi e dei pubblicani da cui era circondata. Un giorno disparve, e non la rividi più. La cercai lungamente nei vicoli malfamati e nelle taverne. Era più difficile fare a meno di lei che del vino greco. Qualche mese dopo che l'avevo perduta, seppi per caso, che si era unita a un piccolo gruppo di uomini e di donne che seguivano un giovane taumaturgo della Galilea. Si faceva chiamare Gesù Nazareno, e fu crocefisso non ricordo per quale delitto. Ponzio, ti ricordi di quest'uomo?' Ponzio Pilato aggrottò le sopracciglia, si portò la mano alla fronte come chi vuole ritrovare un ricordo. Poi, dopo qualche istante di silenzio: 'Gesù?' mormorò 'Gesù Nazareno? No, non ricordo'.

Anatole France, Il procuratore della Giudea

 

 

Vivo qui con una serenità ed una calma di cui da tempo non avevo alcun sentore. La mia consuetudine di vedere e di prendere le cose come sono, il mio costante esercizio di lasciarmi guidare dal lume dei miei occhi, la mia completa rinunzia ad ogni pretensione, mi servono ancora a meraviglia e mi rendono, nel mio segreto, supremamente felice. Non passa giorno senza qualche nuovo oggetto degno di essere notato; ogni giorno sono immagini singolari, vive, grandiose, un complesso al quale si può pensare e del quale si può sognare da gran tempo, ma che per forza d'immaginazione non si raggiunge mai.

Johann Wolfgang Goethe, Viaggio in Italia

 

 

 

Al mattino feci a piedi il Boulevard fino alla Rue Soufflot, dove presi il caffè con delle brioche. Era una bella mattina. Gli ippocastani nel giardino del Lussemburgo erano in fiore. C'era la piacevole sensazione del mattino presto prima di un giorno caldo. Col caffè lessi i giornali e fumai una sigaretta. Le fioraie venivano al mercato e preparavano i banchi per la giornata. Studenti salivano all'Università di Giurisprudenza, o scendevano alla Sorbona. C'era traffico sul Boulevard, di tram e di gente che andava al lavoro. Io presi un autobus 'S' e in piedi nella piattaforma posteriore arrivai fino alla Madeleine. Dalla Madeleine camminai per il Boulevard des Capucines fino all'Operà, poi su verso il mio ufficio. Passai l'uomo delle ranocchie saltatrici e l'uomo dei pugilatori meccanici. Feci un passo di lato per evitare il filo col quale la ragazza-assistente faceva funzionare i pugilatori. Stava in piedi col filo in mano, guardava da un'altra parte. L'uomo cercava di convincere due turisti a comprare. Altri tre turisti si erano fermati e guardavano. Davanti a me un uomo camminava spingendo un cilindro che stampava sul marciapiede il nome CINZANO in lettere scure. Tutt'in giro c'era gente che andava al lavoro. Era piacevole essere uno che andava al lavoro. Traversai l'Avenue ed entrai nel portone del mio ufficio.

Ernest Hemingway, Fiesta

 

 

Finii il pastis e ne ordinai un altro. Un vecchio amico, Corot, riusciva ad apprezzare il pastis solo dopo il terzo bicchiere. Il primo lo bevi per sete. Il secondo, beh, inizi ad apprezzarne il sapore. Il terzo te lo godi! Trent'anni fa, alla Canebière, ci si veniva a passeggiare la sera, dopo cena. Si tornava a casa, si faceva una doccia, si cenava, poi si indossavano vestiti puliti e si andava sulla Canebière. Fino al porto. 

Jean-Claude Izzo, Casino totale

 

 

Un mattino, al risveglio da sogni inquieti, Gregor Samsa si trovò trasformato in un enorme insetto. Sdraiato nel letto sulla schiena dura come una corazza, bastava che alzasse un po' la testa per vedersi il ventre convesso, bruniccio, spartito da solchi arcuati; in cima al ventre la coperta sul punto di scivolare per terra, si reggeva a malapena. Davanti agli occhi gli si agitavano le gambe, molto più numerose di prima, ma di una sottigliezza desolante. 'Che cosa mi è capitato?' pensò. Non stava sognando.

Franz Kafka, La metamorfosi

 

 

E lo scienziato ceco? Con la lingua incollata al dente che dondola, sta pensando: ecco che cosa resta di tutta la mia vita, un dente che dondola e il terrore di essere costretto a portare la dentiera. Nient'altro? Proprio niente niente? Niente. In un lampo, tutto il suo passato gli appare non come un'avventura sublime, ricca di avvenimenti drammatici ed eccezionali, ma come il minuscolo frammento di un'accozzaglia di eventi confusi che hanno attraversato il pianeta a una tale velocità da impedire a chiunque di distinguerne la fisionomia, sicché forse Berck ha avuto ragione a prenderlo per un ungherese o per un polacco, perché forse lui è davvero ungherese, polacco, o magari turco, o russo - o addirittura un bambino somalo moribondo. Quando gli eventi accadono troppo rapidamente nessuno può essere sicuro di niente, assolutamente di niente, neppure di se stesso.   Rievocando la notte di Madame de T., ho citato la ben nota equazione contenuta in uno dei primi capitoli del manuale di matematica esistenziale: il grado di velocità è direttamente proporzionale all'intensità dell'oblio. Da tale equazione si possono dedurre diversi corollari, per esempio il seguente: la nostra epoca si abbandona al demone della velocità ed è per questo motivo che dimentica tanto facilmente se stessa. Ma io preferisco rovesciare questa affermazione: la nostra epoca è ossessionata dal desiderio di dimenticare, ed è per realizzare tale desiderio che si abbandona al demone della velocità: se accelera il passo è perché vuole farci capire che ormai non aspira più ad essere ricordata; che è stanca di se stessa, disgustata di se stessa; che vuole spegnere la tremula fiammella della memoria.

Milan Kundera, La lentezza

 

 

Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
De l'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminato
Spazio di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo, ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e 'l suon di lei. Così tra questa
Infinità s'annega il pensier mio:
E 'l naufragar m'è dolce in questo mare.

Giacomo Leopardi, L’infinito

 

 

Sto scrivendo il testo che a qualcuno accadrà di leggere; e mi accorgo che questo mio scrivere non è, propriamente, scrivere, ma eseguire gesti e movimenti, variamente ritmati, in uno spazio delimitato; questo spazio poi dovrebbe, anzi lessicalmente è la mia scrivania, immersa nel consueto spaurito disordine, in una caotica vessazione; ma sarà bene che io mi renda conto che non tanto di scrivania si tratta, ma di palcoscenico, di spazio scenico, di luogo deputato ad eventi sostanzialmente teatrali, il teatro del lavoro; e dovrei aggiungere che, sebbene non sia infondata la mia sensazione che io stia scrivendo a macchina, e a questo scopo usi una macchina da scrivere, l'accento, l'enfasi cade non già sullo scrivere ma sulla macchina; o meglio, può anche cadere sullo scrivere, purché tale gesto sia vissuto come imparentato allo zappare, sarchiare, panificare; in assoluta indifferenza a ciò che scrivo;

Giorgio Manganelli, Il rumore sottile della prosa

 

 

I poeti lavorano di notte

quando il tempo non urge su di loro,         

quando tace il rumore della folla

e termina il linciaggio delle ore.

I poeti lavorano nel buio

come falchi notturni od usignoli

dal dolcissimo canto

e temono di offendere Iddio.

Ma i poeti, nel loro silenzio

fanno ben più rumore

di una dorata cupola di stelle.

Alda Merini, Destinati a morire

 

 

Chiamatemi Ismaele. Qualche anno fa - non importa quando esattamente - avendo poco o nulla in tasca, e niente in particolare che riuscisse a interessarmi a terra, pensai di andarmene un po' per mare, e vedere la parte equorea del mondo. E' un modo che ho io di scacciare la tristezza, e regolare la circolazione. Ogni volta che mi ritrovo sulla bocca una smorfia amara; ogni volta che nell'anima ho un novembre umido e stillante; quando mi sorprendo a sostare senza volerlo davanti ai magazzini di casse da morto, o ad accostarmi a tutti i funerali che incontro; e soprattutto quando l'ipocondrio riesce a dominarmi tanto, che solo un robusto principio morale può impedirmi di uscire deciso per strada e mettermi metodicamente a gettare in terra il cappello alla gente, allora mi rendo conto che è tempo di mettermi in mare al più presto. Questo è il mio surrogato della pistola e della pallottola. Con un gran gesto filosofico Catone si butta sulla spada: io zitto zitto m'imbarco. E non c'è niente di strano. Se soltanto lo sapessero, prima o poi quasi tutti nutrono, ciascuno a suo modo, su per giù gli stessi miei sentimenti per l'oceano.

Herman Melville, Moby Dick 

 

 

Sono poesie di sputo

caricate a diana blu morbide

e varie cose alcoliche, lo sai.

Non si può non parlarne

sono disinibenti

così scrivi poesie, di sputo,

ai quattro venti.

Sono poesie divine, sono poesie perdenti

ma poesie come tante, e quindi

coinvolgenti.

Sempre poesie di sputo, però,

che non sai fare altro:

ti hanno legato i polsi

sulla putrella in alto.

Non resta che sputare

quando arriva qualcuno

magari se è speciale

ed ha un’idea del mondo

precisa e strutturale

senza le droghe nostre

quella da banco, insomma

e progetta un’ascesi

nel senso che va su

e che non sputa più

nella sua nicchia tonda,

l’utero del dio donna.  

Silvia Molesini, Cahiér de Doléances

 

 

Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l’animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
perduto in mezzo a un polveroso prato.

Ah l’uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l’ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!

Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.

Eugenio Montale, Ossi di seppia

 

 

Il bambino stava tranquillo, rannicchiato sul suo braccio, col fianco sinistro contro il suo petto; ma teneva la testa girata a guardare il treno. In realtà, non s'era più mosso da quella posizione fin dal primo istante. E nello sporgersi a scrutarlo, lei lo vide che seguitava a fissare il treno con la faccina immobile, la bocca semiaperta, e gli occhi spalancati in uno sguardo indescrivibile di orrore. 'Useppe...' lo chiamò a bassa voce. Useppe si rigirò al suo richiamo, però gli rimaneva negli occhi lo stesso sguardo fisso che, pure all'incontrarsi col suo, non la interrogava. C'era, nell'orrore sterminato del suo sguardo, anche una paura, o piuttosto uno stupore attonito; ma era uno stupore che non domandava nessuna spiegazione.

Elsa Morante, La storia

 

 

Forse, se il futuro esistesse in modo concreto e individuale, come qualcosa che può essere percepito da un cervello superiore, il passato non sarebbe così seducente: le sue esigenze risulterebbero controbilanciate da quelle del futuro. Le persone potrebbero allora stare a cavalcioni sul punto centrale dell'asse in bilico mentre contemplano questo o quell'oggetto. Potrebbe essere divertente. Ma il futuro non possiede questa realtà (contrariamente al passato rivisto nel ricordo e al presente percepito); il futuro non è che una figura retorica, un fantasma del pensiero.

Vladimir Nabokov, Cose trasparenti

 

 

Gli spazi si sono moltiplicati, spezzettati, diversificati.Ce ne sono oggi di ogni misura e di ogni specie, per ogni uso e per ogni funzione. Vivere, è passare da uno spazio all'altro, cercando il più possibile di non farsi troppo male.

Georges Perec, Specie di spazi

 

 

Siete mai stati nella piazzetta dell'Olivella, fuori le mura? al conventino antico dei Trinitarii bianchi? Che aria di sogno e d'abbandono, quella piazzetta, e che silenzio strano, quando dalle tegole nere e muschiose di quel convento vecchio, s'affaccia bambino, azzurro azzurro, il riso della mattina! Ebbene, ogni anno la terra, lì, nella sua stupida materna ingenuità, cerca di approfittare di quel silenzio. Forse crede che lì non sia più città; che gli uomini abbiano disertato quella piazzetta; e tenta di riprendersela, allungando zitta zitta, pian pianino, di tra il selciato, tanti fili d'erba. Nulla è più fresco e tenero di quegli esili timidi fili d'erba di cui verzica in breve tutta la piazzetta. Ma ahimé non durano più d'un mese. E' città lì; e non è permesso ai fili d'erba di spuntare. Vengono ogni anno quattro o cinque spazzini; s'accosciano in terra e con certi loro ferruzzi li strappano via.

Luigi Pirandello, Uno, nessuno e centomila 

 

 

Ma quando niente sussiste d'un passato antico, dopo la morte degli esseri, dopo la distruzione delle cose, soli, più tenui e più vividi, più immateriali, più persistenti, più fedeli, l'odore e il sapore, lungo tempo ancora perdurano, come delle anime, a ricordare, ad attendere, a sperare, sopra la rovina di tutto il resto, portando sulla loro stilla quasi impalpabile, senza vacillare, l'immenso edificio del ricordo.

Marcel Proust, La strada di Swann

 

 

Sulla S, in un'ora di traffico. Un tipo di circa ventisei anni, cappello floscio con una cordicella al posto del nastro, collo troppo lungo, come se glielo avessero tirato. La gente scende. Il tizio in questione si arrabbia con un vicino. Gli rimprovera di spingerlo ogni volta che passa qualcuno. Tono lamentoso, con pretese di cattiveria. Non appena vede un posto libero, vi si butta. Due ore più tardi, lo incontro alla Cour de Rome, davanti alla Gare Saint-Lazare. E' un amico che gli dice: 'Dovresti mettere un bottone in più al soprabito'. Gli fa vedere dove (alla sciancratura) e perché.

Raymond Queneau, Esercizi di stile

 

 

Signore, mai un povero diavolo, autore di una dedica, ha nutrito per essa meno speranze di quante ne nutra io per questa mia. L'ho scritta in un angolo remoto del mondo, in una casetta di campagna, dove io vivo nel continuo sforzo di difendermi dagli acciacchi di una salute cagionevole e dagli altri mali della vita; eppure sono di buon umore, avendo la ferma persuasione che ogni qual volta un uomo sorride o, meglio ancora, ride, aggiunge qualcosa alla sua breve esistenza.

 

Laurence Sterne, Vita e opinioni di Tristram Shandy

 

 

 

 

 

Il mio non arrivo nella città di N.

è avvenuto puntualmente.

Sei stato avvertito

con una lettera non spedita.

Hai fatto in tempo a non venire

All’ora prevista.

Il treno è arrivato sul terzo binario.

E’ scesa molta gente.

La mia persona, assente,

si è avviata all’uscita tra la folla.

Alcune donne mi hanno sostituito

frettolosamente

in quella fretta.

A una è corso incontro

qualcuno che non conoscevo,

ma lei lo ha riconosciuto immediatamente.

Si sono scambiati

un bacio non nostro,

intanto si è perduta

una valigia non mia.

La stazione della città di N.

ha superato bene la prova

di esistenza oggettiva.

L’insieme restava al suo posto.

I particolari si muovevano

sui binari desegnati.

E’ avvenuto perfino

L’incontro fissato.

Fuori dalla portata

della nostra presenza.

Nel paradiso perduto

della probabilità.

Altrove.

Altrove.

Come risuona questa parolina.

 

Wislawa Szymborska, La stazione

 

 

 

 

 

'Io non ci sarò più, ma allora cosa ci sarà? Non ci sarà nulla. E dove sarò io, quando non ci sarò più? Possibile che sia la morte? No, non voglio'. Saltò in piedi, voleva accendere la candela, rovistò con mani tremanti, fece cadere candela e candeliere sul pavimento e si ributtò nuovamente all'indietro, sul cuscino. 'Perché? Poco importa' si diceva fissando il buio con gli occhi spalancati. 'E' la morte. Sì, la morte. E nessuno di loro lo sa, e non vuole sapere, e non hanno pietà. Loro fanno musica'.

 

Lev Tolstòj, La morte di Ivàn Il'ìc

 

 

 

 

 

Lui, il Principe, intanto si alzava: l'urto del suo peso da gigante faceva tremare l'impiantito e nei suoi occhi chiarissimi si riflesse, un attimo, l'orgoglio di questa effimera conferma del proprio signoreggiare su uomini e fabbricati

 

Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Il gattopardo

 

 

 

 

 

Io dichiaro di ignorare le 'trame' di qualsiasi romanzo; perché a conoscerle, avrei perso tempo e basta. La mia soddisfazione è di poter trovare qualche 'pezzo' dove sul serio lo scrittore sia riuscito a indicarmi una qualunque parvenza della nostra fuggitiva realtà.

 

Federigo Tozzi, Come leggo io

 

 

 

 

 

Mi pare che tutto, tutto quello che c'è, tutto di cui mi sovviene, tutto quanto sfiorano i miei più confusi pensieri, sia qualche cosa. Anche la pesantezza, la strana ottusitò del mio cervello, mi appare come un qualche cosa. Sento dentro di me e attorno a me una solleticante infinita rispondenza, e tra gli elementi che si contrappongono nel gioco non v'è alcuno in cui non sarei nella condizione di transfondermi. Mi sembra allora che il mio corpo sia fatto di pure cifre, che mi rivelano il segreto di ogni cosa. O che potremmo entrare in un nuovo, significante rapporto con tutti il creato, se cominciassimo a pensare con il cuore.

 

Hugo Von Hofmannsthal, Lettera di Lord Chandos

 

 

 

 

 

Un mattino, preso dal desiderio di fare una passeggiata, mi misi il cappello in testa, lasciai il mio scrittoio o stanza degli spiriti, e discesi in fretta le scale, diretto in strada. Sulle scale mi venne incontro una donna dall'aspetto di spagnola, di peruviana o di creola, che ostentava non so quale pallida e appassita maestà. Per quanto mi riesce di ricordare, appena fui sulla strada soleggiata mi sentii in una disposizione avventurosa e romantica, che mi rese felice. Il mondo mattutino che mi si stendeva innanzi mi appariva così bello come se lo vedessi per la prima volta. Tutto ciò che scorgevo mi dava una piacevole impressione di affettuosità, di bontà, di gioventù. In breve dimenticai che fino a poco prima, su nella mia stanzetta, ero rimasto ad almanaccare tetramente su un foglio bianco. Mestizia, dolore e tutti i pensieri cupi erano come scomparsi, sebbene continuassi a percepire acutamente, dinnanzi e dietro di me, una certa nota grave.

 

Robert Walser, La passeggiata 

 

 

La figura all'estremità del molo non si era mossa. Per qualche lungo istante il giovane rimase a metà discesa, fissando la baia solcata dalle scie delle barche a vela, dei panfili, delle barche da pesca e le lente chiatte nere per il trasporto del carbone, tirate da rumorosi rimorchiatori. La signora del padiglione pareva contemplare, immobile, lo stesso panorama. Oltre i bastioni grigi di Fort Adams un lungo tramonto si stava scheggiando in mille fuochi e quel bagliore investiva le vele di un barcone a remi che percorreva lentamente il braccio di mare tra Lime Rock e la spiaggia. Newland, guardando quello spettacolo, ricordò la scena della commedia The Shaughraun e Montague che portava alle labbra il nastro di Ada Days mentre la donna nemmeno si accorgeva che egli era nella stanza. 'Non se n'è accorta, non ha indovinato. Io me ne accorgerei se lei fosse dietro di me?' pensò, e improvvisamente si disse:'Se non si volta prima che quella vela doppi il faro del Lime Rock, tornerò indietro'. La barca scivolava verso il largo, portata dalla marea che rifluiva. Passò davanti al Lime Rock, nascondendo la casetta di Ida Lewis e oltrepassò la torretta in cui era appesa la lampada. Newland attese finché un largo tratto d'acqua non luccicò tra gli ultimi scogli a fior d'acqua e la poppa del barcone; ma la figura nel padiglione non si mosse. Si volse e risalì la collina.

Edith Wharton, L'età dell'innocenza

 

 

Questo libro, forse, lo comprenderà solo colui che già a sua volta abbia pensato i pensieri ivi espressi, -o, almeno, pensieri simili-. Esso non è, dunque, un manuale-. Conseguirebbe il suo fine se procurasse piacere ad almeno uno che lo legga comprendendolo.

Ludwig Wittgenstein, Tractatus logico-philosophicus 

 
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