Biarritz

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 - Biarritz


Se per un qualsiasi motivo avessimo la certezza di essere ormai prossimi alla fine dei nostri giorni, qualcuno impiegherebbe un’ora o magari soltanto un paio di minuti del suo tempo residuo per scrivere?

E in questo caso, che cosa scriverebbe di così urgente? Di così ultimo?

Io credo che si potrebbe ragionevolmente scrivere di un uomo che scrive di un uomo che passeggia sulla spiaggia bianca tra Biarritz e Capbreton, le mani affondate nelle tasche, gli occhi stretti, i capelli liberi di sfuggire al vento lungo dell’oceano.

E'’ verso sera e resiste ancora un rado segnavia di ombrelloni azzurri, sotto al primo una famiglia di meticci, un figlio creolo e una figlia con le trecce fulve presi a sbrogliare i fili di un cervo volante naufragato, il padre sulla sdraio a rinserrare un foglio di giornale, la madre pensierosa.

Più oltre una coppia ride di un riso innamorato, lui regge una mezza bottiglia di sauternes, lei disegna col piede arabeschi sulla spiaggia; increduli si parlano, forse di danze o forse di corride.

E ancora in là un giovane velista smonta a fine turno dalla sua tavola insabbiata, la muta lustra, un cassone polveroso che lo aspetta sulla strada per un rapido saluto, una birra, una fuga altrove.

Infine più nessuno, se non i cormorani e la scia cocciuta delle impronte che sospingono l’uomo verso il lampeggìo precoce del faro di Capbreton.

L'uomo si ferma, in un punto qualunque, si toglie le scarpe, le calze, la cravatta e si siede infine sulla spiaggia.

Raccoglie un pugno di sabbia con la mano destra e la fa scorrere filandola nella mano sinistra e da questa ancora nella destra. Si chiede quanti grani ci stiano in una mano, quante migliaia, di certo almeno quanto gli abitanti di Nantes o di Bordeaux, nell'altra addirittura quelli di Toulouse, figuriamoci Shangai, San Paolo, le Molucche. All'apparenza tutti uguali, come le onde.

All'apparenza.

Da dove nascono le onde? Chi soffia in mezzo al mare, spargendole tra qui e Nantucket? Costanti, allineate eppure indomite eppure in cerca di un nome che le addomestichi come quella laggiù; un nome così così, tipo Coco o Pauline.

Coco come Pauline si gonfia, scompare, s'increspa, pian piano s'avvicina, s'inchina e si rialza, l'uomo l'attende, senza fretta, senza fretta, come se avesse tutta la vita davanti, ecco è sparita, ecco riappare, ora respira largo, ora s’addrizza, sale, sale ancora, sale e s'arriccia ed infine eccola qua davanti, ineludibile, indifferibile, inappagabile, è la sua ora e ora si schianta in un frastuono, in un ribollio di spuma che si espande e più e più sulla riviera e l'uomo accenna ad una corsa per cercarla là dove finisce il mare e là dove la terra inizia, ma non la trova più. Non esiste più, così com'era, così dov'era.

Non esiste più.

Ma è già il tempo di un'altra ondata.

E di un'altra.

E di un'altra.

E di un'altra.

Non l'ha mai fatto prima, ma la spiaggia bianca tra Biarritz e Capbreton in un tramonto di mezzo settembre è un luogo adatto. L'uomo si spoglia e nudo si tuffa nella pancia vitrea di una sorella di Coco o di Pauline, la ripercorre, riemerge, si gira sul dorso, allenta i nervi, si lascia trasportare, respira.

Il sole cala d’un colpo e senza particolari cromatismi quando l'uomo si spiaggia sulla riva, come un capodoglio sordo. Si rotola nella sabbia ancora calda che gli si incolla addosso, lo plasma, ne fa una sua creatura.

Il faro di Capbreton sarebbe ben più pungente adesso e a guardarle le luci di Biarritz gli risponderebbero festose, ma quell'uomo se ne sta sdraiato in riva al mare, con gli occhi chiusi, e non ricorda come sia arrivato lì, che fine abbiano fatto i suoi vestiti e neppure dove abiti, quale sia il suo lavoro, quali i suoi interessi, di che marca il tabacco per la pipa.

Non ricorda nulla e non gli importa di cosa scriva di lui lo scrittore personaggio di una tragedia in divenire.

Sente soltanto le onde e i cormorani che si addormentano su una vecchia canzone di Brassens.

J’ai rendez-vous avec vous.

   

      Ode a Oliviero Toscani

 

 

Voci dall'aldiqua

non scrivo per rappresentare il mondo, ma per soffiarci dentro

non scrivo per rappresentare il mondo, ma per soffiarci dentro - Biarritz

Io sono

uno

come sono

denti e sangue e calli e sogni

di come una sequenza improbabile

di sequenze mi abbia precipitato

così come sono

in questo precisissimo momento in cui

io sono

uno

come sono

nonostante i denti e il sangue e i calli e i sogni

nonostante l’idea dell’essere e del non essere

da cui io sono stato tratto

ritratto a immagine di somiglianze vaghe

di cui il vivere è in fondo il ricercarne la ragione

l’origine, l’appartenenza, la desinenza

la dislocanza nella sequenza dell’impossibile

fatto uomo quale

io sono

uno

come sono

aggrappato al mio essere fatto

di denti, di sangue, di calli e di sogni

per non precipitare

nel buio

del non essere più.

 

  

Eppure, pare che dal buio

con meraviglia un mormorio bisbigli

un sussurro

qualcosa che assomiglia

all’invito di lasciarsi

andare

 

(e, piccolo cantico notturno, 1)

  • 27/09/2016
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